LA STORIA DI UNA MULTA INGIUSTA

(E DI COME E’ STATA IMPUGNATA E ANNULLATA)

21 febbraio 2025 – articolo di Stefano Basevi

(foto del sinistro stradale)

Mio padre svolge la professione di autista NCC a Milano, durante la notte. Il giorno 20 aprile 2024 è stato coinvolto in un sinistro stradale ad un incrocio con semaforo lampeggiante giallo in cui un monopattino, con due persone sopra, “bruciava” la precedenza e colpiva la macchina che stava guidando mio padre. Intervenivano i vigili, sottoponendo tutti ad alcol test e si dispiacevano con mio padre per l’indisciplina dei ragazzini che usano il monopattino, spesso causa di brutti incidenti.

L’incidente veniva ripreso dalla telecamera del veicolo, la cosiddetta “dashcam”.

Tranquillo di essere nel giusto, un paio di settimane dopo mio padre veniva contattato dal vigile che era intervenuto per chiedergli di passare al comando per poter “comunicare importanti notizie” (è comunque buona prassi farsi notificare tutto per raccomandata e tra poco capirete perché).

Allora io e mio padre ci dirigiamo, pur lontani dal comando della polizia locale, dal vigile, che di tutta risposta notifica a mio padre un verbale di contestazione al codice della strada per aver violato l’art. 141 comma 3 e 8, poiché il “… conducente indicato ometteva di regolare adeguatamente la velocità ad una intersezione con semaforo in lampeggio, non riuscendo ad arrestare il veicolo in uno spazio di circa 20 metri come dimostrato dalle incisioni lasciate dal monopattino incastrato sotto l’auto.. verbale a seguito di riesame del sinistro stradale”. La notifica avveniva in un corridoio rumoroso, in cui passava avanti e indietro la gente.

Rimaniamo scandalizzati, sia io, giurista, che mio padre, privato cittadino. Offriamo di far visionare il video ripreso dalla dashcam al vigile per fargli capire come si sia sbagliato e di come mio padre abbia mantenuto una velocità più che ragionevole. Non c’è modo di convincerlo, è netto e chiaro nel disinteressarsi della questione; per mettere anche la ciliegina sulla torta, un collega interviene senza titolo e ci suggerisce di far vedere tutto al Giudice, come se la cosa rilevante non fosse la giustizia, ma il mantenere la sanzione a prescindere.

E così facciamo!

Preparo un ricorso avverso alla sanzione amministrativa (lo troverete spesso abbreviato in OSA) con l’aiuto dell’Avv. Fabrizio Ferrari, mio dominus, spiegando la situazione e argomentando con le seguenti tesi in diritto:

  1. Il verbale si basava su una sola presunzione, ossia che i graffi lasciati dal monopattino, di CIRCA 20 metri, fosse inadeguata, tenuto conto anche della imprecisione della misurazione, riferendomi al termine “circa” e che quindi i vigili non abbiano svolto nessuna altra indagine;
  2. La Cassazione richiede che il pericolo, che poi si concretizza, sia prevedibile per poter contestare la mancata regolazione della velocità, e nel nostro caso era imprevedibile perché il monopattino violava le regole sulla precedenza, sulla presenza due persone, sul giubbotto catarifrangente da indossare, sulla velocità, visto che sfrecciava a ben più del limite consentito ed era persino senza luci. Quindi come potevo prevedere una simile situazione, ben oltre la regolare e ragionevole prevedibilità?

Il Giudice, letto il ricorso, ordina ai vigili di presentare gli atti di indagine e accertamento. I vigili si costituiscono nel giudizio con una lunga e imprecisa comparsa, dove chiedono il rigetto in maniera apodittica e depositano gli atti di indagine e accertamento. Nulla di nuovo, i vigili sostengono la loro tesi, pur anche se ictu oculi errata.

Un’interessante questione però viene sollevata in udienza dall’Avv. Ferrari, il quale fa presente che l’accertamento depositato dai vigili era stato redatto ben sei mesi dopo l’incidente. Cerca quindi di spiegare al Giudice il nostro punto di vista, con un semplice esempio: immaginate di ricevere una sanzione dall’Agenzia delle Entrate e poi sei mesi dopo ricevete l’accertamento, che spiega perché hanno emesso la sanzione. È ingiusto, vero?

Preso atto della nostre difese, i vigili provano a giustificarsi dicendo che erano pervenuti successivamente dei referti medici e, in tutta risposta, l’Avv. Ferrari fa presente che l’ultimo atto di indagine riportato nell’accertamento è stata una escussione di testi (ossia hanno sentito un testimone), che dimostra come l’accertamento, al giorno dell’emissione della sanzione, era assolutamente incompleto, o per meglio dire, inesistente. Rimaniamo sia io che l’Avv. Ferrari di stucco davanti ad un simile comportamento e immaginiamo pure il Giudice, che non potendo far trasparire la sua posizione prima di decidere, si è riservato.

Alla fine, vinciamo.

E vinciamo con la ragione più semplice, la numero 1 che trovate sopra, visto che il Giudice ha condiviso come i vigili non abbiamo svolto alcuna istruttoria e quindi non abbiano dimostrato se il conducente ha violato la norma. L’altro motivo, di cui al punto 2, viene assorbito dall’accoglimento del primo. La sentenza è interessante e ne consiglio la lettura (disponibile alla fine della pagina), dal momento che il Giudice svolge un interessante excursus sul senso dell’art. 141 C.d.S. e sul valore delle dichiarazioni contenute nel verbale.

Spesso ora si parla, nella materia degli autovelox, di omologazione e autorizzazione e comprendere, con parole semplici, nel verbale dei vigili che ricevete cosa ha fede privilegiata (quello che è sicuramente vero perché affermato dal vigile in qualità di pubblico ufficiale) e quindi richiede la querela di falso per poter essere superata.

Dopo avervi raccontato la mia esperienza di una multa ingiusta e di come l’ho combattuta e vinta assieme all’aiuto dell’Avv. Fabrizio Ferrari, se ritenete anche voi di essere stati ingiustamente multati, non esitate a contattarci, visto che avete potuto vedere come “combattiamo” fino all’ultimo.

La sentenza:

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